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Isole Baleari

Formentera: la storia della meta più “in” del Mediterraneo

vacanze a Formentera

La preistoria dell’isola, così come quella del resto delle Baleari è costellata da dominazioni che hanno sempre visto in questo gioiello di arcipelago, un punto cruciale per lo sviluppo dei commerci e delle proprie ricchezze. La prima presenza stabile di Formentera, nei pressi del sepolcro megalitico di Ca Na Costa, è datata al terzo millennio avanti Cristo. Della stessa epoca sono anche i giacimenti di Cap de Babaria I, II e III. Da non perdere il giacimento di Can Blai, un fortificazione risalente alla Roma Imperiale. Dopo i secoli di dominazione islamica, nel 1253, Formentera entrò a far parte dei territori della Corona d’Aragona.

La maggior difficoltà dell’isola fu il ripopolarla: la peste prima, i pirati poi, resero infatti difficile lo sviluppo di una popolazione stabile e demograficamente in crescita. Per questo fu solo a partire dalla fine del XVII secolo che finalmente ebbe inizio a Formentera un importante processo di crescita della popolazione.

La seconda metà del XX secolo portò uno sviluppo rapido e significativo, soprattutto con la rapida crescita del settore turistico, che trasformò l’isola a livello sociale, culturale ed ambientale in alcuni casi. Da una quotidianità che potremmo definire “tradizionale” si sviluppò un sistema di servizi che vide proprio nel turismo il motore principale dell’economia dell’isola. Il turismo fu il vero cambiamento radicale, che diede a Formentera la possibilità di crescere, svilupparsi ed essere considerata come una delle migliori destinazioni turistiche d’Europa.

Le cinque cose da fare assolutamente a Formentera

Formentera

Formentera: le 5 cose da fare assolutamente

Formentera la più piccola delle isole delle Baleari ed è un vero e proprio gioiello naturale. La natura incontaminata, ancora selvaggia, e il mare cristallino – grazie alla presenza delle prateria di Posidonia Oceanica che ne conferisce la trasparenza – attribuiscono all’isola quel fascino in più rispetto ad altre mete turistiche. Ma l’isola non è solo mare e spiagge, ci sono almeno cinque cose da non perdere. (more…)

Minorca, l’isola senza stress

minorca

Minorca, l’isola senza stress

L’isola di Minorca possiede ben 216 chilometri di coste: spiagge, baie e calette rappresentano la ricchezza dell’isola delle Baleari. Molte di queste spiagge sono ancora oggi incontaminate e selvagge e, proprio per questo, sono meta di molti curiosi e di quanti desiderano una vacanza rilassante. (more…)

Isole Baleari: vacanze nella città di Ibiza

isole baleari

Isole Baleari: vacanze nella città di Ibiza

Originariamente battezzata con il nome di Iboshim – la città di Bes, divinità minore dell’antico Egitto – la città di Ibiza è oggi conosciuta invece con il nome di “Vila“, per distinguerla dall’omonima Isola, che fa parte delle Isole Baleari, di cui è capitale.

Fondata dai Cartagnesi nel 654a.C. (che approdarono anche a Formentera, definendo le sue isole “pitiuse”, ovvero”le isole coperte di pini”, ndr) la città di Ibiza fu una delle prime a poter vantare questo status, e ben presto divenne anche uno dei più importanti mercati del Mediterraneo: il grande porto cittadino, le splendide mura (non quelle odierne che sono posteriori, ndr) e l’abilità nel commercio dei Cartaginesi fecero di Ibiza il Porto dell’Oro Bianco: il sale (le saline sono in funzione ancora oggi). Il nucleo cittadino era formato da case, templi ed importanti zone artigianali, cui poi si aggiunsero la zona portuale ed il cimitero. Quella di Ibiza si dice sia la più grande necropoli esistente, risalente all’epoca punica, con circa 3000 tra corridoi e sale funerarie sotterranee.

Nel 123a.C. i Romani conquistarono le Baleari, con la duplice intenzione di annettere territori all’ Impero e di far cadere per sempre Cartagine. Dopo la distruzione di Cartagine la città mantenne l’autonomia politica e commerciale, divenendo Città Confederata prima e Municipio Romano poi, con il nome di Municipius Flavius Ebusitanum, conosciuta anche come Ebusus.

Dell’ Epoca Romana rimangono le porte d’ingresso alla città vecchia (Dalt Vila) ed il vecchio ponte romano che attraversava il fiume (oggi prosciugato) a Sant Eulalia. La porta principale, fiancheggiata da due statue romane, si trova alla fine di un antico ponte levatoio, il Portal de Ses Taules, e si apre su una strada acciottolata che conduce alla Piazza principale della città, la Plaza de Vila.

Iniziò quindi un lungo periodo di decadenza, che durò fino all’arrivo dei Vandali, nel 424, e dei Bizantini. Questi ultimi lasciarono notevole indipendenza alla città, pur apportando migliorie ingegneristiche di nota, come il sistema d’irrigamento e della rotazione delle colture. Una delle poche reliquie risalenti a quest’epoca è la cappella sotterranea di Santa Inés, a meno di 1km dalla cittadina di Sant Antoni de Portmany, in direzione Cala Salada. La cappella si trova in una cova naturale, ed ospita una bellissima statua lignea della Santa, risalente al XIV secolo e portatavi, secondo la leggenda, da un misterioso cavaliere, che dopo averla donata alla città, scomparve.

La conquista araba, che per 7 secoli sottomise l’intera Peninsula, arrivò anche ad Ibiza, e la città venne ribattezzata Yebisah: moltissime sono le influenze arabe ancora presenti nella cultura e nei costumi ibizenchi: dalle tipiche costruzioni, agli strumenti musicali, alla gastronomia e, naturalmente, nel dialetto catalano ibizenco. ugg outlet orlando store

Sulla collina che domina la città, sulle rovine di un tempio dedicato a Mercurio, venne costruita una grande moschea, e si fortificarono le mura cittadine. I resti di quelle mura ed alcune torrette di vedetta sono visibili ancora oggi, e spesso ben conservate.

La città venne poi conquistata da Guillem de Montgrì, arcivescovo di Terragona, per ordine di Jaime I il Conquistatore, sovrano d’ Aragona. La Corona fece immediatamente abbattere la moschea (per costruire al suo posto la cattedrale cittadina), innalzare diverse chiese (le più antiche sono quelle di Santa Eulalia, Sant Antoni, Sant Miquel e Sant Jordi) e i pueblos presero il nome di santi cristiani. Con l’ insediamento della Corona spagnola la città venne ulteriormente fortificata, e il nuovo progetto venne affidato all’ingegnere italiano Giovanni Battista Calvi. Il recinto difensivo venne terminato alla fine del secolo XVI: queste sono le mura che si vedono oggi, e che rappresentano il miglior esempio di conservazione – con quelle di Cartagena de Indias – e proprio per questo fanno parte del Patrimonio dell’Umanità dell’ Unesco nel 1999.

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